Ricordi e testimonianze sui canti e la musica
In questa sezione sono raccolti ricordi e testimonianze dei discepoli sui canti composti dal Maestro Beinsa Duno.
Un canto dal titolo: “Ritorno del figliol prodigo”
Rimarranno nella memoria degli allievi della Scuola i momenti indimenticabili in cui il Maestro ci suonò alcuni dei suoi canti. Uno dei più magnifici, che ci fece ascoltare due o tre volte, si chiamava “Ritorno del figliol prodigo”.
Io non ho mai sentito il testo di quel canto, ma il Maestro ne suonò diverse volte la melodia al violino: era un’intera sinfonia e durava molto. Tuttavia non c’era nessuno che potesse registrarla, allora non vi erano magnetofoni; quella melodia fu suonata e rimase nel “non essere”, per noi è andata perduta e non l’abbiamo più: rimane solo il ricordo di coloro che l’hanno ascoltata.
Il Maestro ci disse che la prima volta che la suonò fu quando era studente negli Stati Uniti. Gli studenti dovevano tenere un concerto e sapevano che lui suonava il violino, e così gli chiesero di partecipare. Lui accettò e, quando fu il suo turno di suonare, in una sala grande e gremita di gente, suonò per loro quella melodia; ma la creò sul momento, la improvvisò seduta stante, facendola scendere dall’alto, ed era l’idea evangelica del ritorno del figliol prodigo, quando il padre accoglie suo figlio e dice: «Dategli nuove vesti, ammazzate il vitello ingrassato, perché questo figlio era perduto ed è stato ritrovato». (Luca 15,22-24). Questo è il tema del canto. Il Maestro lo suonò e la sala rimase incantata, sorpresa, tutti tacquero, e poi scrosciarono gli applausi. Poi andarono da lui e gli chiesero: «Di chi è quel brano? Chi è l’autore?». Il Maestro tacque e poi disse loro: «Ho creato quella melodia sul momento!». Da allora il Maestro conservò quella melodia. Quando tornò in Bulgaria la suonò in classe solo due o tre volte: è indimenticabile, ma non è stata registrata. Non vi era nessuno che potesse registrarla e l’abbiamo persa. Era tuttavia una melodia piuttosto complicata, difficile da memorizzare e da eseguire.
(Dai ricordi di Boris Nikolov: collezione “Izgrevat”, vol. 2, cap. 102)